Ripensare la montagna

Per chi abita la montagna la prima neve è sempre un momento di festa. Ho ben chiare nella memoria le grida di noi bimbi quando le maestre ci lasciavano fare l’intervallo fuori dalle mura scolastiche per fare i pupazzi di neve. 

Il tono con cui abbiamo accolto la prima neve quest’anno era sicuramente smorzato perchè non sapevamo bene verso cosa andavamo incontro. 

Ma non era il suono del silenzio con cui pensavo di cominciare questo articolo citando la canzone di Simon & Garfunkel “The Sound of Silence”, paragonando questa strana stagione invernale al vuoto del silenzio. 

Dopo la prima uscita di sci alpinismo infatti, mi sono resa subito conto di quanto quel paragone non sarebbe stato azzaeccato. Perchè il silenzio della montagna era coperto da quelle stesse grida dei bimbi quando accolgono felici la pima neve: gli “iiiiiiihh aaaaaaah” dei freerider e skialper che si godono la discesa tanto sudata e per questo ancora più apprezzata.

Non era più il “ffffrrrrrrusccccccio” degli sci che planano al mattino sulla pista appena fresata dal gatto. Era il “tac, toc, tac, toc” degli scarponi che poggiano sull’attacco minimalista dello sci d’alpinismo. La montagna non era in silenzio, emetteva un rumore diverso.

Quest’inverno lo abbiamo vissuto in modo diverso, noi stessi abitanti della montagna ci siamo trovati a scoprirla in modo lento, senza su e giù e su e giù per gli impianti. E quel tono smorzato è stato ben presto sostituito dalle risate in famiglia il giorno di Natale, da troppo tempo diventato un  giorno di lavoro come altri. 

E questo vale anche per i turisti, in numero inferiore rispetto agli scorsi anni…ma in molti non hanno saputo rinunciare alla capatina nella seconda casa. 

Da qualche anno ormai la montagna è tornata alla ribalta in modo inaspettato. Tutto, pur di avvalersi della sua aria pulita e dei suoi panorami. Come il bimbo che ho visto salire da me a 1800 mt: ciaspole ai piedi, sci trascinati dietro con un cordino legato in vita. 

Lo stop agli impianti sciistici ha sviluppato un nuovo modo di viverla, al di fuori dello sci da discesa. La corsa all’attrezzatura per vivere la montagna in modo alternativo come sci d’alpinismo, ciaspole, ramponcini ha lasciato il tutto esaurito nei negozi di articoli sportivi.

Abbiamo scoperto che si può raggiungere la montagna anche a piedi, in bici! 

E allora sogno….sogno un nuovo modo di viverla. Un mondo in cui non si acquista lo skipass, ma il “mountain pass”. A ognuno il prorpio mezzo, che sia sci classico, d’alpinismo, ciaspole, e-bike…non impuntiamoci su una disciplina sola. 

Non facciamo sì che uno sport escluda l’altro. Gli spazi sono tanti, sfruttiamoli al meglio! 

Ph. Cr.: https://wolftrails.it

Ed estendiamo il concetto di Mountain Pass anche al modo in cui si raggiunge la montagna. A Limone per esempio abbiamo questa straordinaria risorsa, il treno, che non viene sfruttato per mancanza di vagoni portabici/sci e pochi treni ad orari disincentivanti.

La pandemia ha lasciato un segno in molti di noi. Ci ha dato una lezione. Non voglio polemizzare su come il Governo abbia affrontato la questione ‘montagna’ decidendo di chiudere gli impianti sciistici a 12 ore dall’apertura. E’ stato sbagliato il modo, questo è indubbio, ma ormai è passato. Reagiamo. Abbiamo davvero bisogno di ristori o piuttosto di investimenti? Vogliamo lanciare un urlo per “il reddito di cittadinanza” o per “il ponte di Genova”?

Sono dell’opinione che, nel breve periodo, siano utili i ristori. Ma nel lungo periodo sono  decisamente più proficui gli investimenti: in mobilità e accessibilità ai comuni montani. 

Basta l’affanno alla disperata ricerca di posteggi. Camminiamo, pedaliamo. Per questo la decisione di estendere il bonus mobilità ai soli residenti delle città sopra i 10 mila abitanti, escludendo quindi a priori l’80% dei comuni montani mi lascia interdetta. Per caso noi ‘muntagnini’ non abbiamo diritto alla mobilità sostenibile? Pensiamo veramente che le risorse consumate in montagna non si riflettano sulla città? 

Un’altra grande lezione che ci ha dato la pandemia è l’affollamento. Perchè stare tutti appiccicati l’uno accanto all’altro nelle vacanze di Natale o ad Agosto? Potremmo sfruttare in modo intelligente l’odiato smart working e la DaD per permettere alle famiglie di lavorare dalla montagna e destagionalizzare l’offerta turistica? La tecnologia ce lo permette, la fibra verrà installata a breve nei paesini e frazioni più remote…In quanti mi scrivete ad ogni mia storia di Instagram “come ci piacerebbe vivere lì”; “ti invidiamo tantissimo, siamo chiusi in città”; “sognamo di vivere a Limone”

Sogno. Sogno anch’io. Sogno una montagna vissuta tutto l’anno. Sogno “iiiiiihh aaaaaah”, i “tac, toc, tac, toc” e i frusciiiiii che si mescolano al rumore del silenzio della montagna.

1 thought on “Ripensare la montagna”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *